Buongiorno esploratore stellare,
ritengo doveroso salutarti anche se non ci conosciamo personalmente. Qui chiarirò cosa significa per me “fantascienza” e come colloco le mie storie in un contesto futuro.
Forse dovrei dire “come creare un universo futuristico coerente e coinvolgente?”.
Le origini “Pulp” di questa nicchia letteraria la relegano ancora oggi ad occupare pochissimo spazio presso le case editrici ed in libreria. Eppure a livello televisivo e cinematografico è proprio la fantascienza che assicura gli incassi maggiori. Se poi caro lettore tu non lo sapessi, una delle più antiche storie scritte in assoluto della quale abbiamo traccia è proprio una storia fantastica “Eschatos” ritrovata nei famosi rotoli di Qumran. Pertanto ritengo essere la fantascienza un genere letterario assolutamente degno ed in molti casi anche colto (tolto ovviamente il 99% di tutto ciò che è stato pubblicato sino ad oggi in quanto trattasi di “robaccia”). Detto questo sono qui a spiegare quali siano per “me” gli aspetti tematici alla base dello scrivere una buona storia di fantascienza. Lo spazio come sempre è tiranno pertanto posso solo sfiorare superficialmente la tematica.
La definizione del contesto sociologico e tecnologico è fondamentale in questo ambito poichè serve una coerenza interna che deve essere mantenuta assolutamente e serve anche un elemento fantastico plausibile per generare la “sospensione della credibilità” e creare quel “sense of wonder” proprio di questo tipo di letteratura.
Vi sono già moltissimi esempi di interi universi coerenti creati come sfondo alle storie, sia in ambito letterario (il ciclo di Dune di F.Herbert, di Dorsai di G.R.Dickson, della Cultura di I.M.Banks, dello Sprawl di W.Gibson) che in ambito cinematografico (Star Trek di G.Roddenberry, Star Wars di G.Lucas, Terminator di J.Cameron, Battlestar Galactica di R.D.Moore) i quali posseggono tutti gli elementi che andrò a spiegare.
Come definire il contesto in cui si svolge la storia ?
In effetti l’elemento fantastico potrebbe essere inserito in una qualunque narrazione e in una qualunque epoca storica con tutti i rischi del caso. Se parliamo della nostra epoca ad esempio, un elemento fantastico saremmo in grado di trattarlo da un punto di vista letterario in maniera abbastanza plausibile, in fondo si tratta di parlare di noi stessi e della nostra cultura, sappiamo come reagiremmo compreso ciò che farebbero anche le istituzioni.
Ma significa calare un elemento fantastico in un contesto quotidiano comune, conosciuto e vissuto che ci vincola in un certo qual modo a descrivere e raccontare la storia seguendo la quotidiana consuetudine, non che manchi lo spazio narrativo a sufficienza per poter raccontare una bella storia.
Ma per me la fantascienza é quella classica, la “Space Opera” che si è sviluppata dagli anni 50 ai 70 grazie ad Heinlein, Asimov, G.R.Dickson, Herbert, Van Vogt e Clarke per citarne alcuni.
Pertanto il futuro è l’ambito a me più congeniale ed è anche quello che consente la massima libertà espressiva. Pensateci, vi si offre la possibilità di descrivere il comportamento di persone e di società del tutto nuove, per molti aspetti sconosciute facendo quindi scattare automaticamente l’interesse che inconsciamente scaturisce dall’ignoto.
Quindi il futuro dicevo, ma quanto avanti nel tempo ?
Ecco la faccenda comincia a farsi interessante perchè ogni autore definisce da se il tempo del proprio romanzo, scegliendolo spesso senza realizzare una vera e propria estrapolazione dello sviluppo umanistico e tecnologico che parte dalla ns. società attuale. Sembra quasi che tanto più avanti si proiettino i fatti, tanto più risulteranno originali ed esotici. Nel caso poi qualche autore si faccia qualche scrupolo basta ricorrere alla solita spiegazione della epidemia, catastrofe o guerra e pertanto l’umanità ha dovuto ricominciare daccapo. Certo sto semplificando ma sino ad un certo punto. Poichè sono un grandissimo appassionato di fisica, astrofisica, fisica quantistica, tecnologia e scienza in generale mi ritrovo spesso a storcere il naso quando leggo anche da parte di grandissimi autori delle frasi del tipo “si aggiustò gli occhiali sul naso e riprese a leggere” oppure “accese lo schermo per seguire il notiziario”.
Ecco queste azioni avrebbero un senso se contestualizzate nella nostra epoca e con la nostra tecnologia, ma tra 300 o 1000 anni non hanno più alcun senso. Che ne è stato dell’evoluzione tecnologica, delle scienze mediche e di quelle comunicative ? Possibile che le persone usino ancora gli occhiali per vederci meglio ? Possibile che per avere le ultime notizie si debba ancora guardare uno schermo televisivo ? Magari la storia è stupenda, i personaggi più reali del reale, le descrizioni da favola ma per me è pessima fantascienza. Molti dimenticano o non hanno capito che la distinzione tra fantascienza e narrativa classica sta proprio nel termine “scienza fantastica”. Inserire i personaggi in un contesto fantastico per farli confrontare con elementi narrativi esotici potrà anche dare come risultato un bellissimo romanzo d’appendice, pardon d’avventura, ma se la parte che possiamo anche chiamare “pseudoscientifica” non è plausibile allora è pessima fantascienza. Certamente anche infarcire di spoloqui di technobabble (famoso termine inglese coniato per indicare un dialogo pieno di termini inventati allo scopo di spiegare o giustificare un fenomeno o una tecnologia sconosciuta) non ha senso se la spiegazione fa acqua da tutte le parti o peggio ancora risulta assurda. Questo non vuole dire che solo uno scienziato può scrivere fantascienza, ma un minimo di cognizioni in merito sono d’obbligo per evitare queste “cadute di stile”.
Ed in questo senso torno alla mia domanda di prima, quanto avanti nel tempo ?
Abbastanza da avere conquistato le stelle ma non così tanto da avere una umanità irriconoscibile. Cosa significa questo ? Provo a spiegarmi, se consideriamo lo sviluppo tecnologico sempre tramite estrapolazione allora mi aspetto che tra 300 anni probabilmente avremo la cura per tutte le malattie, anzi il corpo umano sarà stato geneticamente reingegnerizzato in modo da non ammalarsi ed essere in grado di autocurarsi nella maggior parte dei casi (i computer quantistici e le IA ci daranno una grande mano in questo). Quindi la miopia non esisterà più e di conseguenza gli occhiali intesi come dispositivo medico. E’ bene chiarire che contestualmente si potrà anche ricorrere ad innesti cibernetici e sostituire gli organi danneggiati con altri artificiali molto più resistenti. In un futuro ancora più lontano la fase successiva sarà quella dell’annullamento della carne, ovvero l’uomo non avrà più necessità di un corpo fisico perchè la tecnologia sarà così avanzata da permettergli di essere uplodato (che brutto termine) in un qualunque meccanismo ricevente (androide, cyborg, clone, astronave, computer, terminale, ecc…) continuando a mantenere la propria identità e coscienza. A questo punto viaggiare fisicamente non sarà più indispensabile, potremo semplicemente scaricarci in un terminale dall’altra parte della galassia ed occupare se vogliamo un corpo o un meccanismo realizzato allo scopo di consentirci di muoverci fisicamente ma probabilmente non ci sarà più l’interesse a farlo. Dell’ultima fase evolutiva ne parlerò un’altra volta 😉. Si comprende immediatamente che in un futuro come questo che potrebbe anche essere già realtà nell’arco di poche centinaia di anni, scrivere un romanzo con dei protagonisti che sono solamente un mucchio di dati spostati di qua e di là avrebbe ben poca presa sul lettore in quanto troppo lontano dal nostro “concetto di vita” come quello che abbiamo oggi e quindi mancherebbe del tutto il coinvolgimento emotivo. Occorre pertanto trovare un arco temporale che sia una via di mezzo oppure ricorrere ad un espediente che impedisca una progressione in questo senso (vedi F.Herbert con il “JIHAD BUTLERIANO” o da un’altro punto di vista Strange New Worlds con la regola anti Ylliriani, ovvero una razza che usa normalmente la manipolazione genetica sugli individui). Non ci resta quindi che trovare un punto d’incontro, un periodo della storia dove la tecnologia è sufficientemente avanzata da permetterci di conquistare le stelle ma non così tanto da annullare la nostra umanità a meno di non ricorrere agli espedienti appena citati. Quindi tirando le somme, se lo sviluppo seguirà questo percorso allora 200/300 anni nel futuro è il massimo che ci possiamo allontanare dal presente restando sufficientemente umani.
Se siete ancora qui a leggere allora significa che siete davvero degli appassionati di fantascienza e pertanto ora vi avviso che occorre stare attenti ai dettagli. Ora serve bilanciare quello che la tecnologia potrebbe effettivamente offrire e quello che le persone quotidianamente fanno. Dormire, radersi la barba, o mangiare un pasto caldo, tutti gesti e bisogni che potrebbero essere stati superati tra 300 anni. Radersi la barba sarà un gesto ormai obsoleto con la disponibilità dei soppressori di ricrescita (o una piccola alterazione genetica), dormire non sarà più indispensabile con la psicomolecola che annulla l’affaticamento del cervello (ovviamente da usare solo per brevi periodi… forse), per mangiare poi basta una caramella e avremo tutti i nutrimenti necessari per la giornata compresa la sensazione di sazietà.
Ma domandiamoci, le persone nel futuro faranno tutto questo, si comporteranno così ?
Certamente perchè è il loro tempo ed è la loro quotidianità. Però non tutti lo faranno comunemente e continuamente, come oggigiorno c’è chi fa la dieta e chi no, chi dorme otto ore e chi solo quattro, chi si rade e chi si fa crescere la barba. Quindi c’è spazio per entrambe le possibilità e ciò che farà il nostro eroe spetta solo a noi deciderlo. Ma attenzione al contesto che deve essere coerente sempre e comunque. Cosa significa ? Che dovremo stare attenti a poter spiegare ogni cosa, ogni pulsante che si preme, ogni oggetto che si utilizzi, ogni azione che faremo. Ed il tutto deve essere plausibile, non possiamo mischiare la scienza e la magia (anche se oggigiorno esiste una corrente narrativa proprio in questo senso). Il rischio è che il lettore appena sopra la media (intendo come cultura letteraria) si senta preso in giro. Allora la magia dovrà essere spiegata con una teoria scientifica per ristabilire la “sospensione della credibilità” altrimenti ci perderemmo una parte del pubblico ed il suo rispetto. Queste regole fondanti della fantascienza che un tempo erano ben conosciute (vedi Vance con “I Signori dei Draghi”) oggigiorno come ogni altra cosa sono diventate “fluide” al solo scopo di allargare il pubblico e vendere più copie a costo del deperimento della qualità sia delle storie che della prosa (sic). Ma la fantascienza dove sta in tutto questo ? Forse sarò un nostalgico o forse il mio è un cervello Cyberdyne modello T800, fatto sta che nei miei racconti l’accuratezza tecnica del dettaglio è uno dei pilastri dai quali non mi allontano mai, proprio non ci riesco. La coerenza e la verosomiglianza sono elementi basilari per una vera fantascienza. La mia è una space opera di tipo hard perchè il lettore deve essere convinto di vivere in una diversa quotidianità dove controllare il funzionamento delle apparecchiature con movimenti oculari è normale, dove farsi curare con delle iniezioni soniche attraverso un microimpianto nel collo lo si impara sin da bambini, dove fare lo slalom tra mucchi di rifiuti con una moto spaziale attorno ad una città in orbita vicino a Giove è la versione futuristica di “Easy Rider”, dove le risorse per generare energia si traggono dalla pesca degli asteroidi, dove quando qualcosa di misterioso ed estremamente potente si affaccia all’orizzonte della galassia noi siamo curiosi di capire cosa sia. Tutto questo e molto altro dovrà sembrarvi normale e plausibile perchè è dove i personaggi vivono la loro storia che condividono con tutta l’intensità e profondità che solo l’animo umano è in grado di esprimere. Se questa è la fantascienza che amate, se cercate l’evasione e la profondità, l’introspezione psicologica e la descrizione tecnica, il sense of wonder e la space opera e una storia godibile a più livelli di analisi, con una scrittura accurata ed evocativa, allora cari lettori vi auguro,
buona lettura!
