L’unità di scansionamento stava duplicando la superfice corrugata ed irregolare alla precisione massima di un micron. I dati fluivano sullo schermo mentre l’immagine andava formandosi.
Il ronzio dell’apparecchiatura terminò di colpo nel momento in cui la scansione fu completa. Con gesti esperti estrasse il piccolo reperto rettangolare dal contenitore facendo attenzione a non farlo urtare contro qualche spigolo. I guanti in lattice aiutavano la presa ma non c’era da fidarsi. Una volta rimesso il reperto in cassaforte si dedicò ad osservare lo schermo facendo zoom e rotazioni a ripetizione. Il suo collega osservava lo schermo con la stessa intensità ponendosi le sue stesse domande. Perchè questa piccola tavoletta di pietra aveva le due facce incise con caratteri differenti ? E perchè il lato inciso con i caratteri cuneiformi conteneva quattro simboli mai visti prima ? Cosa significavano ?
Ruotò la vista dall’altro lato per osservare le altre iscrizioni. Questa rappresentava un vero e proprio rompicapo. Era solcato da decine di linee orizzontali e verticali a formare una griglia irregolare con al centro di molti dei rettangoli e quadrati risultanti alcuni punti in un numero variabile da cella a cella.
Cosa rappresentava quella griglia, un grafico ? Una mappa ? Un linguaggio ? Non vi erano precendenti conosciuti nemmemo nel database linguistico della facoltà. Se non erano presenti nella facoltà di storia antica di Harvard allora nessuno al mondo li aveva mai visti prima. “Mandiamo la scansione al traduttore così vediamo cosa salta fuori” disse al collega senza neanche girare la testa. Premette alcuni pulsanti sulla tastiera per ottenere una immagine frontale del lato con i caratteri cuneiformi. Fece partire la funzione di allineamento automatico che provvedeva ad appiattire e regolare le piccole incisioni in modo da renderle regolari e costanti tra di loro. Soddisfatto del risultato (sembrava quasi una stampa tipografica) inviò l’immagine al traduttore che cominciò a decifrare il testo.
La traduzione automatica serviva solo come base per gli studiosi in quanto l’alfabeto cuneiforme era formato da oltre 500 simboli che rappresentavano sia logogrammi che fonogrammi e le parole potevano avere significati multipli. Pertanto senza conoscere il contesto il traduttore automatico sfornò ben settandue possibili traduzioni alternative dei simboli impressi sull’oggetto. I due studiosi si guardarono negli occhi con una leggera preoccupazione. Ognuno di loro avrebbe studiato una mettà delle traduzioni cercando di individuare quelle più plusibili, poi avrebbero messo insieme le loro scelte per arrivare a quella unica finale. Come decidere ? Avevano alcuni indizi, il luogo del ritrovamento, la data stimata dalla datazione al carbonio 14, qualche nome di antico re che fosse saltato fuori dalle traduzioni. Poi spettava alla loro esperienza e intuito capire quale fosse quella giusta. Nessuno dei due fece cenno ai quattro caratteri sconosciuti e d’altronde il traduttore che non li riconosceva li aveva semplicemente ignorati. Ognuno si concentrò sul proprio schermo cominciando a leggere la propria parte di traduzioni. Ogni singola traduzione era pari all’incirca ad una piccola pagina scritta delle dimensioni di un taccuino per appunti, composta quindi di poco più di un migliaio di lettere, non ci voleva molto nella lettura. Ma già dopo pochi minuti le facce di entrambi si fecero sempre più corrucciate. Il testo in diverse delle traduzioni sembrava quasi incomprensibile anche se chiaro. Non era un editto, non era un racconto delle gesta di qualcuno, come spesso capitava e non era un resoconto di qualche attività commerciale. Dopo poco più di un’ora entrambi stamparono la traduzione che sembrava la più probabile tra quelle che ognuno stava leggendo. Depositarono i due fogli sulla scrivania, uno accanto all’altro ed ognuno di loro lesse la traduzione stampata dall’altro. Erano praticamente identiche, la sola differenza era rappresentata da due parole per parte. Ci rimuginarono sopra entrambi per qualche istante poi capirono. I quattro caratteri sconosciuti, il traduttore li aveva sostituiti con quattro parole alternative che avevano dei simboli simili. A parte questo ciò che restava era di una limpidezza assoluta. Per la prima volta nella storia avevano trovato una tavoletta utilizzata sicuramente per giocare o per divertimento. Il testo contenuto erano quattro indovinelli. La stanchezza cominciava a farsi sentire, gli occhi bruciavano leggermente. “Beh questa sì che è una sorpresa” disse al collega. Lo guardò con aria affranta, una tavoletta cuneiforme con degli indovinelli era una cosa completamente fuori dal comune. La fatica di realizzare una cosa del genere veniva solitamente utilizzata per dei testi di elevata importanza, come quelli che adornavano gli arredi sacri o l’ingresso alle tombe dei re. Ma per divertimento ? Qualcosa non tornava. “A questo punto penso che dovremo risolverli che ne dici ?”, “Probabilmente è il solo modo di capire a cosa serve la tavoletta” si sentì rispondere di rimando. Avvicinò una mano a sorreggere il mento e cominciò a leggere “Se ne avesse due di più non sarebbe più lo stesso, dice il primo” lanciando una occhiata al collega. “Il secondo invece dice, ‘ne bastano due ma il risultato può essere sia pari che dispari e non sarà mai quello giusto’”. Si voltò a fissare per aria con aria interrogativa. “Il terzo, ‘piccola poi grande poi ancora piccola solo l’acqua lo accompagna’. Questo per me è proprio incomprensibile” disse quasi a scusarsi. “L’ultimo invece dice ‘Ti indica la via senza mai parlare, a volte visibile a volte invisibile, ma non sarà così per sempre’ e questo è tutto”. Si guardarono stupiti con aria già rassegnata. “Insomma” disse il collega schiarendosi la voce, “sapevamo che si trattava di qualcosa di particolare, no ?” rivolgendosi a lui con gli occhi spalancati. “Va bene ormai è tardi andiamo a dormire, la notte porta consiglio” e senza aggiungere altro si avviarono alla porta di uscita. La notte passò lentamente e senza riuscire a dormire molto, l’eccitazione della scoperta e gli indovinelli gli tenevano occupata la testa. Il mattino dopo di buon ora erano già entrambi in sala scansioni con la curiosità alle stelle. “Allora hai qualche idea sul significato degli indovinelli ?” chiese con aria quasi divertita. Il collega lo guardò a disagio “Coraggio dimmi cosa pensi” insistette. “Ecco una idea mi sarebbe venuta in mente veramente” gli rispose. Sorpreso si affrettò a dire “Ebbene rendimi partecipe del tuo pensiero presto”. Il collega si sforzò di mantenere un tono serio e neutro e cominciò “Sai che come esperti di storia antica siamo a conoscenza delle leggende riguardo gli antichi dei che popolavano il mondo. Ebbene sai anche che molti indicano questi dei come possibili esseri alieni che hanno visitato in nostro mondo in un lontano passato”. “Certamente” risposi “ma sappiamo entrambi che si tratta di leggende create per spiegare tutti quei fenomeni naturali che all’epoca non avevano una spiegazione scientifica come abbiamo oggi”. “E se” continuò il collega “ipotizziamo che questa tavoletta contenga da un alto la scrittura umana, ovvero i caratteri cuneiformi che conosciamo e dall’altra la scrittura sconosciuta degli dei ?” Lo guardai con una faccia tra il serio e lo stupito “Vuoi dire una Stele di Rosetta per alieni ?”, “Esattamente” mi rispose, “ho pensato che la risposta agli indovinelli fosse la chiave per decifrare l’altra facciata della tavoletta”. Cominciai a rimuginare su quanto mi aveva detto e tutto sommato aveva senso. “Ma questo significa che siamo obbligati a risolvere gli enigmi per decifrare l’altro linguaggio e io non so proprio da dove iniziare”. “Ebbene io una idea ce la avrei” mi rispose con un sorrisetto. “Forza allora illuminami” lo schernì. “Guarda qui” mi rispose e richiamò sullo schermo una immagine tratta da un bassorilievo rinvenuto in mesopotamia alcuni decenni prima. Raffigurava una classica immagine di adorazione degli uomini nei confronti di quello che doveva essere il loro dio. “Ebbene” risposi “cosa c’entra questa immagine?”. “Guarda bene le estremità dell’essere che adorano” mi rispose. Al che osservai con maggiore attenzione quanto indicato e allora capì. “Quell’essere ha solo tre dita per mano” esclamai. La cosa non era nuova ma si pensava che fosse solo una maniera semplificata di rappresentare alcuni essere divini in quanto realizzare le cinque dita con i rudimentali attrezzi dell’epoca poteva essere assai difficoltoso. E se non fosse stato così ? In fondo le altre figure in primo piano anche se più grandi avevano tutte cinque dita. Rilessi il primo indovinelli e trovai un collegamento. “Se ne avesse due di più potrebbe indicare due dità in più. Significa che sarebbe un umano con cinque dita e quindi non un essere divino quindi non più lo stesso”. “Esatto” mi ripose il collega e quindi la risposta sarebbe tre”. “A questo punto” dissi “se questo essere divino è il protagonista del primo indovinello, chi lo è del secondo ?” Il collega mi guardò dritto negli occhi “Ovviamente è l’essere umano. Se lo guardiamo in quest’ottica allora è chiaro che parla delle coppie con figli. Infatti servono due persone e non puoi sapere quanti figli avranno. Ma saranno sempre umani mai divini quindi mai giusti.”. Lo guardai con ammirazione “Ma chi sei, il mago dell’enigmistica ?”. Mi guardò
scoppiando in una risata. “E per il terzo ?” gli chiesi. “Ci sto ancora pensando e se seguono la liturgia classica del periodo di Uruk il terzo dovrebbe essere riferito ad un elemento naturale, di solito celeste…”, “Ma certo…” strillai, “La luna deve essere la luna. Pensaci piccola e grande sono le fasi lunari e le maree la seguono” dissi con enfasi trionfale e un sorriso stampato in faccia. Ora non rimaneva che l’ultimo indovinello il più difficile. C’erano tre indizi senza nessuna correlazione e nessuno dei due aveva la minima idea di cosa volesse dire. “Senti” cominciai “a cosa si dovrebbe riferire la quarta fase della liturgia?” domandai “Ad un elemento del firmamento” mi rispose. “Dunque se prima era la luna ora cosa potrebbe essere ?” dissi ancora. “Le stelle” mi rispose prontamente, “di solito si tratta delle stelle”. “Ok allora dammi un momento per pensarci”. Mi voltai e ci pensai su per qualche minuto sino a quando non capì. Ma certo era chiaro ed evidente “La stella polare” sentenziai con tono erudito. Mi guardò con gli occhi spalancati e la bocca aperta, “Si hai ragione. indica la via ovvero il nord, la vedi di notte ma non di giorno e a causa della precessione tra qualche migliaio di anni non sarà più nella posizione corretta. Grande, sei stato grande” mi rispose. Un piccolo movimento di orgoglio mi risalì su dallo stomaco, in fondo ero solo uno studioso di storia antica. Ma durò poco “E ora ?” dissi ad alta voce. “Diamo in pasto tutto questo al nuovo programma di indagine con l’AI e vediamo cosa ne tira fuori” mi rispose. Era l’unica cosa che potevamo fare, oltre non potevamo andare. Inserimmo tutti i dati compresi gli indovinelli e le nostre risposte nel computer in attesa di qualche risultato. Ci vollero solo pochi minuti ed il computer tirò fuori quattro numeri con le dovute spiegazioni. Il primo era ovviamente il “3” come le dita della divinità, il secondo era la sequenza “2-3-5-7” ovvero dei numeri primi riferito alle coppie con figli, il terzo era “29” legato al mese sinodico lunare e l’ultimo era “25786” ovvero la durata della precessione degli equinozi, quando l’asse terrestre comportandosi come una trottola compie una rotazione completa. “E quindi ?” espressi il mio pensiero ad alta voce. “Quindi ora dobbiamo capire questi numeri a cosa servono” mi rispose. Cominciai a fissare il lato della tavoletta con il reticolo cercando di capire come i numeri potessero aiutarmi a decifrarla. Un reticolo non ha un orientamento pertanto potevo osservare la tavoletta appoggiandola su ognuno dei quattro lati. Questo era già un problema, possibile che non vi fosse un lato di orientamento ? Poi ci pensai, “e se il tre fosse una indicazione del lato?” Guardai le caselle d’angolo e capì, una aveva un punto, una ne aveva due, una tre e l’ultima quattro. Quindi il tre poteva indicare il lato di appoggio della tavoletta. Così la appoggia sul lato dove la casella d’angolo aveva i tre punti centrali. I numeri successivi a cosa si riferivano ? Al numero sequenziale delle caselle forse ? Alle righe o alle colonne ? Cominciai a provare tutte le combinazioni che mi venivano in mente poi mi arresi a considerare le colonne. Ora il 29 era difficile da capire a cosa si riferisse per non parlare del 25786. “Senti” dissi al collega “io ho capito solo quale sia il lato per orientare la tavoletta quindi credo che dobbiamo usare di nuovo il computer aggiungendo questa informazione” “Hai ragione, io non ho neanche capito questo, dobbiamo provare come dici tu” mi rispose. Il computer questa volta impiegò parecchio di più, non senza diversi tentativi andati a vuoto, ma alla fine venne fuori una tabella con la corrispondenza tra le celle della griglia ed i caratteri cuneiformi, oltre ad una lunga spiegazione tecnica di come funzionasse quella che a tutti gli effetti era una scrittura fatta da una griglia. In pratica ogni riquadro poteva essere letto seguendo quattro direzioni e assumeva un significato differente. Passammo il tutto al traduttore e dopo una attesa che ci sembrò infinita arrivarono le quattro traduzioni che seguivano le quattro possibili direzioni di lettura. Entrambi eravamo visibilmente eccitati e ci affrettammo a dare una rapida occhiata alle varie traduzioni. Un testo, quello corrispondente al terzo lato era ben diverso dagli altri. Mentre le altre tre traduzioni erano riferite alla vita quotidiana dell’epoca, una parlava di una divinità probabilmente quella raffigurata con tre sole dita.
Con un improvviso moto solenne mi accinsi a leggere la traduzione ad alta voce cercando anche di usare un tono regale “Senti qua cosa dice : Qui sono incise le parole del vostro dio, colui che ha disposto la vostra esistenza ed il vostro scopo.” Il collega mi guardava fingendo un atteggiamento dismesso e sottomesso, quello di un essere umano al cospetto del proprio dio ed io continuai imperioso “non osate ad alzare lo sguardo sopra il vostro dio o diventerete ciechi, non osate rivolgere la parola al vostro dio o diventerete muti, non osate pronunciare il nome divino del vostro dio ad alta voce perchè cesserete immediatamente di esistere. Questo è quello che la vostra dea Nammu vi comanda“. Restai un istante immobile ad osservare il collega che mi guardò con aria preoccupata “Beh mi pare che tu abbia pronunciato il nome del dio ad alta voce” esclamò cominciando a sorridere.
– Non vorrai dirmi che credi a quello che c’è scritto lì? – gli chiesi con tono beffardo.
– No, ma con gli dei antichi è meglio non avere a che fare, non si sa mai – rispose strizzandomi l’occhio.
– Quindi ora non resta che scrivere il rapporto e pubblicarlo. Poi dovremo trovare un posto per la tavoletta nell’area espositiva – dissi.
Notai che il collega aveva la fronte corrugata, come se qualcosa lo preoccupasse. Si accorse che lo stavo guardando e, voltandosi verso di me, esclamò :
– Non ti sembra che la luce sia cambiata? –
Mi guardai attorno per un attimo prima di rispondergli.
– Hai ragione, ora è più scuro. Probabilmente alcune nuvole stanno coprendo il sole – risposi.
Poi improvvisamente la luce cominciò ad intensificarsi mentre si udiva un suono sordo e cupo. Ci guardammo negli occhi con aria sorpresa e un po’ preoccupata e ci precipitammo alla finestra per guardare fuori.
La luce divenne accecante mentre il suono si trasformò in un ruggito terribile e l’edificio cominciò a tremare.
Nessuno di noi riuscì a pronunciare una parola.

Per un mese giornali e Tv non parlarono di altro, ma le indagini non approdarono a nulla di definitivo. L’ipotesi avvalorata da un testimone oculare che vide una specie di saetta balenare dal cielo, fu che un piccolo frammento di un asteroide andato fuori orbita probabilmente a causa di un impatto nella fascia tra Marte e Giove precipitò sulla terra con una rarissima traiettoria perfettamente verticale rispetto al punto di impatto. L’oggetto doveva avere un diametro inferiore al metro ma data l’elevata energia cinetica il risultato fu pari allo scoppio di un ordigno di un decimo di chilotone. L’intera area tra Kendall Square e West Cambridge venne praticamente incenerita e sradicata dalla superfice. Le vittime accertate furono 2357 compresi molti professori e accademici. Il punto probabile dell’impatto coincideva con il laboratorio di scansione nell’edificio di storia antica di Harvard. Miracolosamente pare essersi salvata una piccola cassaforte presente proprio nei dintorni del punto di impatto che verrà aperta presumibilmente nei prossimi giorni.