Il non detto come tecnica narrativa

Mai lasciarmi di Kazuo Ishiguro – Never Let Me Go nell’originale, pubblicato nel 2005 – è tecnicamente un romanzo di fantascienza. I protagonisti sono cloni allevati per donare i propri organi agli esseri umani. Il mondo è la Gran Bretagna degli anni Novanta, ma alterata da un singolo punto di divergenza: lo sviluppo delle tecnologie di clonazione terapeutica ha reso possibile allungare la vita umana a condizione di costruire una classe di esseri creati appositamente per questo scopo.

È un tema enormemente ricco di possibilità narrative. Ishiguro lo usa quasi interamente offscreen.

Non c’è spiegazione della tecnologia. Non c’è storia dell’ascesa del sistema. Non c’è ribellione, fuga, resistenza. Non c’è quasi nessuna scena ambientata fuori dalla prospettiva limitatissima di Kathy H., la narratrice, che racconta la propria infanzia, adolescenza e vita adulta in un tono di calma riflessiva che all’inizio sembra normalità e lentamente si rivela per quello che è: la voce di qualcuno che ha accettato qualcosa di inaccettabile così profondamente da non avere più gli strumenti linguistici per chiamarlo tale.

L’elusione come tecnica

Il meccanismo tecnico centrale di Mai lasciarmi è uno dei più sofisticati della narrativa contemporanea: Ishiguro costruisce un romanzo in cui il lettore sa più del narratore – o meglio, in cui il lettore capisce prima del narratore cosa sta descrivendo – e questa asimmetria è la fonte di tutta la tensione emotiva del libro.

Kathy non spiega mai direttamente la propria condizione. Parla di ‘donazioni’ come se fossero eventi normali, di “completamento” come se fosse una forma di pensionamento, di ‘custodi’ come se fossero figure di cura piuttosto che di controllo. Il vocabolario istituzionale – quello che gli è stato dato per descrivere la propria realtà – è interiorizzato talmente in profondità che non è mai messo in discussione dalla narratrice, nemmeno nel momento della massima lucidità.

Il non detto più potente non è ciò che il narratore nasconde deliberatamente. È ciò che non sa di non stare dicendo.

Questa tecnica – che potremmo chiamare cecità narrativa inconsapevole – è diversa dall’inaffidabilità del narratore classica. Il narratore inaffidabile mente, o si inganna attivamente. Kathy non fa nessuna delle due cose. Kathy descrive con precisione e onestà tutto ciò che vede. Il problema è che il sistema che le ha dato il linguaggio con cui descrivere il mondo le ha anche rimosso la possibilità di vederlo dall’esterno.

Il worldbuilding per assenza

La scelta di non spiegare mai il sistema – di non dare al lettore una scena in cui un personaggio esterno descrive come funziona la società, di non inserire un documento ufficiale o un flashback storico – non è pigrizia narrativa. È la scelta più coerente con il tema del romanzo.

Mai lasciarmi è un romanzo sulla normalizzazione. Sul modo in cui un sistema di oppressione non ha bisogno di essere brutale per essere totale — ha solo bisogno di essere l’unico mondo che i suoi soggetti abbiano mai conosciuto. Se Ishiguro avesse mostrato la società dall’esterno – se avesse dato al lettore una prospettiva esterna al punto di vista di Kathy – avrebbe rotto l’incantesimo. Il lettore avrebbe potuto dire ‘eccolo, il sistema’. Invece il lettore vede solo i suoi effetti, filtrati attraverso una voce che li ha già interiorizzati come normalità.

Il worldbuilding è costruito per deduzione, non per esposizione. Il lettore capisce il mondo del romanzo esattamente come capisce il mondo reale: osservando comportamenti, inferendo strutture, riconoscendo pattern. Non gli viene mai detto. Deve vedere da solo.

Cosa insegna a chi scrive

La lezione principale di Mai lasciarmi riguarda il punto di vista: la scelta del narratore non è solo una questione di angolazione. È una questione di ciò che può essere detto e ciò che non può essere detto. Un narratore che non ha il linguaggio per nominare la propria oppressione racconta una storia diversa – e spesso più potente – di un narratore che la nomina esplicitamente.

La seconda lezione riguarda la tensione tra ciò che il testo dice e ciò che il lettore capisce. Ishiguro calibra questa distanza con precisione millimetrica: la rivela lentamente, in strati, lasciando che il lettore arrivi alle conclusioni un passo avanti rispetto alla narratrice. Quella distanza è il motore emotivo dell’intero romanzo.

Prima di scrivere una storia di oppressione, chiediti: chi ha dato ai tuoi personaggi il linguaggio con cui descrivono il loro mondo? E cosa non possono vedere proprio perché quel linguaggio non lo contiene?

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Mai lasciarmi è disponibile in italiano nella traduzione di Paola Novarese per Einaudi. Il titolo originale Never Let Me Go si riferisce a una canzone immaginaria del romanzo, elemento narrativo di grande importanza che la traduzione italiana preserva fedelmente.

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