Field Zero · by Orbital Protocol · Rubrica ANATOMIA · \#07

ANATOMIA

La mano sinistra delle tenebre — Ursula K. Le Guin

Il genere come sistema politico

Nel 1969 Ursula K. Le Guin pubblica La mano sinistra delle tenebre e vince con esso sia il Premio Hugo che il Nebula. È un romanzo ambientato su un pianeta il cui nome — Gethen, o Winter nella traduzione degli esploratori — dice già tutto: un mondo perpetuamente invernale, dove l’evoluzione ha prodotto una forma di umanità ambisessuale. Gli abitanti di Gethen non hanno un sesso permanente. Lo assumono ciclicamente, solo durante il kemmer, un periodo di fertilità che dura pochi giorni al mese. Per il resto del tempo sono neutri — non maschi, non femmine, semplicemente persone.

Questo è il punto di partenza. Non è, però, il punto di arrivo.

Il problema tecnico: come rendere visibile ciò che diamo per scontato

La scelta di Le Guin non è una provocazione. È uno strumento narrativo preciso, forse il più sofisticato che la fantascienza abbia mai messo in campo per fare una cosa specifica: rendere visibile l’invisibile.

Il genere sessuale è una delle strutture più pervasive dell’organizzazione sociale umana. Determina aspettative, gerarchie, linguaggio, comportamento, legge. Ed è talmente radicata nel modo in cui percepiamo il mondo che la maggior parte delle persone non la vede più. È come l’aria: c’è, ma nessuno la nomina.

Le Guin capisce che per fare vedere qualcosa che il lettore non vede, bisogna toglierlo. Non spiegarlo — toglierlo. Costruire un mondo in cui quella cosa non esiste, e lasciare che la sua assenza produca un effetto di riconoscimento straniato. Il lettore non si chiede: «Come sarebbe un mondo senza genere?» Si chiede: «Come mai in questo mondo le cose funzionano così diversamente, e perché questo mi disturba?»

La risposta è che non è il mondo di Gethen ad essere strano. È il nostro.

Il détour è il metodo. La fantascienza non descrive mondi alternativi per descrivere mondi alternativi. Li costruisce per far vedere il mondo che c’è.

Il narratore sbagliato come strumento

Le Guin usa una struttura narrativa in apparenza semplice: il punto di vista principale è quello di Genly Ai, un inviato terrestre su Gethen. Genly è un uomo. Viene da una civiltà sessuata. E non riesce a fare a meno di leggere gli abitanti di Gethen attraverso le categorie di genere — attribuisce caratteristiche maschili o femminili alle persone che incontra, si sente a disagio quando non riesce a farlo, interpreta comportamenti neutri attraverso il filtro sessualizzato che ha portato con sé da casa.

Questo è un dispositivo tecnico di straordinaria intelligenza. Genly è il narratore sbagliato per la storia che sta vivendo. Il suo punto di vista è distorto — non per stupidità, ma per formazione culturale. E quella distorsione è la storia. Il romanzo non racconta solo ciò che Genly vive: racconta la sua incapacità parziale di capire ciò che vive, e lascia al lettore lo spazio per vedere quello che lui non vede.

Il contrappeso è Estraven, il personaggio getheniano più vicino a Genly, che a un certo punto della storia prende la parola in prima persona con le proprie annotazioni di diario. La voce di Estraven è completamente diversa — più diretta, meno filtrata, capace di vedere Genly con una lucidità che Genly non ha su se stesso. L’alternanza di punti di vista non è decorativa: è la struttura portante del romanzo. Ogni capitolo riposiziona il lettore rispetto a ciò che sa e a ciò che crede di sapere.

La politica come conseguenza narrativa

Gethen è diviso in due stati con sistemi politici opposti: Karhide, una monarchia caotica basata su legami personali e sul concetto di shifgrethor — una forma di onore intraducibile, legata all’integrità della persona più che alla posizione sociale — e Orgoreyn, uno stato burocratico centralizzato che somiglia a una distopia sovietica. I due sistemi sono in perenne tensione.

La scelta di Le Guin di mettere due sistemi politici in contrasto non è accessoria alla storia del genere: ne è la conseguenza diretta. In un mondo senza maschi e femmine, la struttura del potere non può appoggiarsi sulle gerarchie di genere. Deve trovare altri assi di organizzazione. E lo fa — in modi che assomigliano stranamente ai nostri, ma senza mai sovrapporsi completamente.

Questo è il secondo livello del romanzo: la dimostrazione che le strutture di potere umane non dipendono dal genere, ma lo usano. Togliere il genere non produce uguaglianza automatica. Produce varianti diverse delle stesse dinamiche. È una conclusione scomoda, e Le Guin non la ammorbidisce.

Cosa insegna a chi scrive

La prima lezione è sul metodo del détour: se vuoi che il lettore veda qualcosa che normalmente non vede, costruisci un mondo in cui quella cosa è assente o funziona diversamente. Non spiegare la differenza — metti il lettore dentro la differenza e lascia che la percepisca da solo.

La seconda riguarda il narratore come strumento critico: un narratore con punti ciechi riconoscibili è più utile di un narratore onnisciente. I suoi errori di interpretazione diventano parte del contenuto. Il lettore capisce più del narratore, e questa asimmetria crea un tipo di coinvolgimento che la narrazione in terza persona onnisciente non può produrre.

La terza è sull’integrazione tra speculazione e politica. Le Guin non usa Gethen come sfondo neutro per una storia di avventura. Usa Gethen per fare una domanda precisa: cosa rimarrebbe della nostra organizzazione sociale se togliesissimo una delle sue variabili fondamentali? La risposta è la storia.

Prima di costruire la società del tuo mondo, chiediti: qual è la variabile che stai tenendo fissa senza accorgertene? Quella è il tuo material di partenza.


La mano sinistra delle tenebre è pubblicato in Italia da Mondadori (collana Oscar). La traduzione più recente è di Cesare Scaglia. Le Guin ha scritto un saggio fondamentale sul processo creativo di questo romanzo, «Is Gender Necessary?» (1976), poi revisionato in «Is Gender Necessary? Redux» (1987) — entrambi raccolti nel volume The Language of the Night e tradotti in italiano. Vale la pena leggerli insieme al romanzo.

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