Come costruire un mondo di fantascienza

Hai un’idea per un mondo, e forse ne hai cinque, e ti piacciono tutte. Il problema non è avere idee: è che un mondo costruito sommando idee che piacciono non sta in piedi, e non c’è quantità di dettagli aggiunti dopo che possa raddrizzarlo. Quello che serve è scegliere una frase sola, quella da cui discende tutto il resto, e poi avere la pazienza di ascoltare che cosa ti risponde.

Due modi di costruire un mondo, e uno non funziona

Il primo modo è l’addizione. Ti viene in mente una città sospesa sopra una tempesta perpetua e la annoti, poi una casta di traduttori telepatici, poi una guerra fredda fra due imperi commerciali, una religione che venera i numeri primi. Ogni elemento preso da solo funziona, e l’insieme dà al lettore la stessa sensazione di una stanza arredata comprando ogni mobile in un negozio diverso: nessun oggetto è brutto e il risultato è insopportabile.

Il motivo è che nel mondo reale gli elementi non convivono, discendono. La forma delle case dipende dal clima, che dipende dalla latitudine e dai venti; il cibo dipende dal suolo; la struttura familiare dipende da quanti figli sopravvivono, che dipende dalla medicina, che dipende dall’economia. Nessun elemento è lì per caso, ed è per questo che il mondo reale, per quanto assurdo, non sembra mai arbitrario. Un lettore non sa dirti perché il tuo mondo non lo convince, ma lo sente, e quello che sente è esattamente questo: che le cose sono state messe una accanto all’altra invece che una dentro l’altra.

Il secondo modo è la derivazione. Scegli un solo vincolo e poi ti comporti come uno scienziato antipatico che continua a chiederti che cosa ne consegue, e poi che cosa consegue da quello, e come si organizzano le persone di conseguenza. Il lavoro diventa meno libero e infinitamente più interessante, perché la premessa comincia a produrre risposte che non avevi previsto e che sono migliori di quelle che avresti inventato tu.

Che cos’è una premessa generativa

Chiamo premessa generativa quella frase iniziale, ed è l’unico elemento del mondo che hai il diritto di decidere arbitrariamente. Tutto il resto te lo devi guadagnare.

Una premessa non è un tema, non è un’atmosfera e non è un titolo. «Un mondo dove la memoria si può vendere» è una premessa, mentre «un mondo cupo e decadente» è uno stato d’animo e non genera niente. La differenza sta nel fatto che una premessa vera è una regola del gioco: si può violare, si può aggirare, ma è lì e vale per tutti, anche per i personaggi a cui non interessa.

I quattro requisiti di una premessa che regge

Prima di investirci mesi, la valuto su quattro cose.

La fertilità è la capacità di produrre conseguenze in ambiti diversi fra loro: se genera cinque conseguenze tutte tecnologiche e nessuna sociale, hai un’idea e non un mondo.

La visibilità quotidiana è il fatto che la premessa tocchi la vita di una persona qualunque in una giornata qualunque. Una regola che si manifesta solo negli eventi eccezionali produce un mondo che esiste unicamente nei momenti di trama, e se il tuo fruttivendolo non ha modo di accorgersi della tua premessa mentre vende frutta, quella premessa è troppo lontana dal suolo.

L’indifferenza è il fatto che la premessa funzioni anche quando nessuno la guarda e anche contro i tuoi protagonisti. Le premesse deboli sono quelle che si mettono da parte con discrezione quando la trama ha fretta: se scopri di stare scrivendo una scena in cui la regola del tuo mondo, guarda caso, oggi non si applica, non hai un problema di scena, hai un problema di premessa.

La scomodità è il fatto che una buona premessa tolga qualcosa. Le premesse che aggiungono soltanto — poteri, tecnologie, risorse — generano mondi senza attrito, e senza attrito non c’è società da raccontare, perché tutto quello che gli esseri umani hanno costruito, dalle leggi ai matrimoni alle guerre, è stato costruito attorno a una scarsità. Se la tua premessa non toglie niente a nessuno, aggiungi una condizione che lo faccia.

Il test di fertilità

È una prova che richiede venti minuti e ti risparmia mesi. Prendi cinque domini e prova a scrivere due conseguenze non ovvie per ciascuno, non una sola: la prima conseguenza la trova chiunque, la seconda è quella che distingue un mondo pensato da un mondo abbozzato.

DominioDomanda da porre alla premessa
CorpoCome cambia il corpo umano, la salute, il sonno, l’aspettativa di vita?
TerritorioDove si può stare e dove no? Che cosa rende un luogo prezioso?
LavoroQuali mestieri nascono e quali spariscono? Chi fatica di più?
PotereChi controlla la risorsa scarsa? Come mantiene il controllo?
CulturaChe cosa si insegna ai bambini? Di che cosa si ha vergogna?
Una premessa che non riempie almeno otto caselle su dieci non regge un romanzo.

Se una riga resta vuota hai due possibilità. Puoi cambiare premessa, oppure puoi tenerla sapendo che quel dominio andrà costruito a mano, senza l’aiuto della cascata: è legittimo, ma è lavoro tuo e non lavoro della premessa, e ti costerà il triplo.

La cascata delle conseguenze

Superato il test, il metodo è meccanico e va eseguito con pazienza. Scrivi la premessa in cima a un foglio, sotto elenca le conseguenze che ne discendono direttamente per fisica o per necessità, sotto ancora le conseguenze delle conseguenze, e poi il terzo livello.

Il terzo livello è dove nascono i mondi. Il primo è ovvio e lo trova chiunque abbia la tua stessa idea, il secondo è ragionevole, il terzo è il punto in cui la logica ti porta in un luogo che non avevi previsto, e quel luogo è tuo perché nessun altro è arrivato lì passando dalla tua strada.

Un esempio, per fissare il meccanismo. La premessa: la fusione funziona, ma il combustibile che la innesca si produce soltanto nei reattori già accesi, e in quantità appena superiore a quella che consumano. Al primo livello l’energia non è scarsa, è scarsa la possibilità di accenderne di nuova, quindi ogni reattore nasce da uno vecchio e la mappa dei reattori è un albero genealogico. Al secondo livello spegnere un impianto diventa irreversibile e quindi il crimine più grave che esista, la manutenzione conta più della costruzione, e chi possiede un reattore non lo vende: lo eredita, lo sposa, lo divide fra i figli come si faceva con la terra.

Al terzo livello nasce un vocabolario di parentela per gli impianti, si dice che un reattore discende da un altro, i matrimoni si combinano fra linee compatibili, e rinfacciare a qualcuno che il suo impianto è stato acceso da un ramo cadetto diventa l’insulto più efficace che si possa pronunciare in pubblico. Ecco: qui c’è una scena, e non l’avevo in mente quando ho scritto la premessa, non l’ho inventata, l’ho derivata.

Il terzo livello ha una proprietà che vale la pena notare, ed è che quasi sempre produce regole di comportamento fra persone. La fisica genera economia, l’economia genera etichetta, e l’etichetta è il posto dove i personaggi si feriscono a vicenda. Se la tua cascata si ferma al secondo livello, avrai un mondo verosimile in cui non succede niente di interessante.

L’errore che sembra ambizione

C’è un modo di sbagliare che sembra coraggio ed è invece disordine, e consiste nel cambiare troppe cose contemporaneamente. Un mondo in cui la gravità è diversa, la biologia è aliena, la mente è collettiva e il tempo scorre a ritroso non è quattro volte più interessante: è illeggibile, perché il lettore non ha più nessun punto d’appoggio da cui misurare la stranezza. La meraviglia funziona per contrasto, e se tutto è strano niente lo è.

Per questo lavoro sempre con una premessa e un’ancora. La premessa è ciò che cambia, l’ancora è ciò che resta identico a noi, dichiarato esplicitamente, e serve da metro. Nel mondo che uso come banco di prova l’ancora è il corpo umano non modificato: nessun potenziamento, nessuna manipolazione genetica, nessuna interfaccia neurale, esseri umani esattamente come noi messi in un posto dove non dovremmo essere. Ogni volta che la cascata mi propone una soluzione tecnologica comoda l’ancora me la vieta, e la storia migliora.

Da dove si comincia, in pratica

Scrivi una frase sola e dichiara l’ancora accanto, perché sono due decisioni che si prendono insieme e una volta sola. Poi sottoponi la frase al test di fertilità sui cinque domini, e se passa costruisci la cascata fino al terzo livello senza fermarti prima, perché il secondo livello è dove si fermano tutti. Quando arrivi a una regola di comportamento fra persone che non avevi previsto, hai finito: quello è il tuo mondo, e le scene cominceranno a presentarsi da sole.

È il primo dei quattordici domini di cui è fatto un mondo. Restano l’astronomia, la geografia, il clima, la biosfera, le persone, il potere, l’economia, la tecnologia, la lingua, la storia, la scala e le specie non umane. Resta soprattutto il passaggio più difficile di tutti, cioè portare quello che sai dalla pagina degli appunti alla pagina del romanzo senza fermare la storia per spiegarlo: è il problema di cui parlo in come evitare l’info dump in un romanzo.

Gli altri tredici domini

Il Kit di Worldbuilding è il seguito di questa pagina: quattordici capitoli, uno per dominio, ciascuno con il metodo applicato per intero a un mondo di prova costruito sotto gli occhi del lettore, le tabelle di riferimento e una scheda di lavoro da compilare. È compreso nel prezzo di qualunque corso, senza pagare nulla in più.

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